Ospedale São Julião – Campogrande

Campogrande – Mato Grosso del Sud – (Brasile)

Dal 1989 Nuovi Spazi al Servire sostiene l’Ospedale São Julião.
Abbiamo realizzato una sala operatoria, un archivio medico ed uno informatico, abbiamo aggiornato e completato le cucine, ristrutturato la lavanderia, la farmacia, ampliato il Centro Chirurgico, adeguato il sistema idrico ecc.

L’Ospedale São Julião è situato in un’area verde di 250 ettari a circa 15Km dalla città di Campo Grande (circa 800.000 ab.) capitale dello Stato del Mato Grosso del Sud in Brasile.
E’ stato inaugurato nel 1941 dal governo federale, come ospedale per curare la lebbra, malattia che in quegli anni era trattata con il Dapasone, farmaco che andava assunto per tutta la vita in quanto, rallentava unicamente l’avanzamento della malattia.
A causa della mancanza di fondi e della cattiva gestione, l’Ospedale si trasformò in un ghetto per la reclusione coatta dei malati e cadde nella desolazione e nell’incuria più completa. Nel 1970 con la costituzione dell’Associaçao de Auxilio e Recuperaçao do Hansenianos (AARH), inizia l’inarrestabile rinascita.
Grazie anche ai molti sostenitori, oggi il São Julião è un Centro di accoglienza e cura gratuita, per migliaia di ammalti, è un punto di riferimento internazionale per l’hanseniase ove, si è deciso di applicare le conoscenze scientifiche moderne alle patologie dei più poveri, e di collaborare all’approfondimento della patologia lebbrosa per migliorare la terapia e la prevenzione. Ogni anno pazienti detentori di questa malattia vengono seguiti attraverso la terapia occupazionale, la fisioterapia e l’utilizzo di particolari calzature, nei casi più complessi i pazienti vengono ricoverati.
Questo lungo cammino, ha dato vita al “Centro Incontri e Studi” a cui collaborano università e istituzioni scientifiche come, l’Università degli Studi di Torino con le Facoltà di Medicina, Agraria, Ingegneria, Architettura, Informatica. L’Università Federale del Mato Grosso del Sud – Brasile. L’Istituto Lauro de Souza Lima – Bauru – Brasile.
L’Ospedale dispone di moderne strutture, con apparecchiature di ultima generazione, ed è divenuto un Centro di eccellenza anche per altre malattie, tubercolosi, aids ma soprattutto un Centro di referenza per tutti gli interventi oftalmologici.
Ogni anno si effettuano più di: 6.800 ricoveri – 65.000 esami di laboratorio – 96.000 visite ambulatoriali – 9.800 interventi chirurgici, ecc.
Il São Julião ha inoltre creato, servizi per essere autosufficiente: l’officina meccanica ed elettrica, la falegnameria, la coltivazione dell’ortofrutta e del mais, l’allevamento di suini e bovini, la pescicoltura ecc.

Oltre all´assistenza sanitaria, esiste la preoccupazione per l´integrazione e il benessere della comunità interna ed esterna; In campo educativo è in funzione, la Scuola elementare e media Padre Franco Delpiano e l’Asilo Morada do Sol, per i figli dei dipendenti e per i bambini provenienti dai Bairos limitrofi.

Lino simbolo della resistenza e del coraggio per gli oltre cinquemila hanseniani che passarono nell’Hospital São Julião (Mato Grosso del Sud Brasile). All´età di 12 anni il bacillo dell´Hanseniase colpì tutta la sua famiglia e con i suoi genitori e tre dei cinque fratelli, fu costretto a vivere nella vecchia colonia-lebbrosario. Il São Julião, inaugurato nel 1941, faceva parte di un grande progetto, ma negli anni 60 abbandonato dalle autorità, divenne un carcere di segregazione per i malati di lebbra. Negli anni a venire grazie allo sforzo di molti, ma soprattutto di Suor Silvia Vecellio, si trasformò in un ospedale modello centro di riferimento per l’hanseniase. Lino, accompagnò il processo di evoluzione del São Julião e fin dall’inizio, non si arrese mai alla sventura di essere lebbroso, ma seppe riempire la sua vita di amore. Favorì l´integrazione tra i ricoverati, organizzando competizioni sportive ed eventi culturali, si distinse nella sua attività di professore e direttore della scuola interna. Lucido e creativo nelle sue poesie. Scrisse cronache e relazioni sugli avvenimenti quotidiani del São Julião, mentre il suo corpo subiva le terribili conseguenze degli attacchi della malattia. La sua vita fu una continua sofferenza, ebbe amputate ambedue le gambe dopo che l´Hanseniasi aveva limitato i suoi movimenti per quaranta anni, e le sue mani atrofizzate non impedirono l´esercizio della scrittura con grafia quasi illeggibile, ma sempre rivelatrice della sua grande sensibilità.
Lino racconta quei momenti:
La sofferenza fisica è giunta a poco a poco: è stata una tempesta che si è annunciata da lontano, oscurando il cielo e tuonando all’orizzonte… Dava il tempo di raccogliere qualcosa… veniva e andava via, poi ritornava di nuovo, portandomi via molto di più di quello che riuscivo a mettere insieme. La soluzione è stata crescere interiormente. Ho scoperto così che la persona non è nelle sue dita, nelle gambe, nel colore della pelle o degli occhi; la persona è tale nei suoi sentimenti, nella sua maniera di essere, di agire, di pensare: un sole interiore che genera la vita. La voce che ci spinge ad andare avanti è più importante della salute, della perfezione del corpo e di tutto il denaro di questo mondo. Senza questa voce l’uomo è un gigante nelle tenebre».

Lino ci ha lasciato nel luglio 1994, riposa al São Julião come lui desiderava
«…. Se qualcuno vuol ricordarsi di me, che mi senta negli scritti che ho lasciato e nei sentieri del San Julian, nei suoi alberi e nei suoi passeri che ho amato e negli amici che non dimenticherò mai.
Vorrei che il poco che è rimasto dei miei resti umani riposassero sotto un albero del San Julian, magari una palma, ben vicino alle sue radici, affinchè possa ricevere da loro il fremito di felicità delle foglie al vento e il profumo del mattino
Che la lapide sia una lastra di cemento con solo il nome, la data di nascita con una stella e la partenza con una crocetta. Niente di più. La croce l’ho già vissuta. Adesso è l’ora di rinascere… Che la mia partenza sia in silenzio, come una foglia che cade dopo aver dato tutto di se stessa alla vita. Vorrei vicino solo gli amici più intimi. Che gli altri conservino di me l’immagine di uomo vivo e lottatore. Questo della morte è il momento meno importante, il più è stato vivere. Voglio appena una preghiera con gli amici attorno per sentire, ancora una volta, l’affetto e l’amicizia che sempre mi hanno dimostrato. Spero che ci sia il sole e nel cielo nuvole bianche, con stormi di passeri e che di notte le stelle brillino, cosicché tutti sentano la mia gratitudine per quanto mi hanno donato nella vita».

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Causale: Progetto Ospedale São Julião